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Scalone d’onore

L’imponente scalone d’onore fu commissionato da Dionisio Delfino all’architetto veneziano Domenico Rossi nel 1725. Esso conduce ai diversi piani del palazzo e culmina con l’affresco realizzato da Giambattista Tiepolo l’anno successivo, racchiuso entro una ricca cornice in stucco, opera della bottega del lombardo Giovanni Maria Andreoli. Esso raffigura, con un suggestivo effetto tridimensionale, San Michele arcangelo che scaccia dal Paradiso gli angeli ribelli. Tutt’intorno Tiepolo affresca a monocromo otto scene delle Storie di Adamo ed Eva, tratte dalla Genesi.
 

Sala del trono

Il vasto ambiente, costruito nel Seicento, è abbellito da una serie di ritratti dei patriarchi di Aquileia e degli arcivescovi di Udine. Tali ritratti furono realizzati sulle pareti a partire dal XVII secolo e nel 1729 il restauro di alcuni di essi fu affidato a un “pennello migliore”: si tratta forse dello stesso Giambattista Tiepolo, che in quegli anni stava lavorando in altri ambienti del palazzo. Sul soffitto si può ammirare l’affresco ottocentesco raffigurante San Marco che presenta Sant’Ermacora a San Pietro, rappresentativo della fondazione della chiesa di Aquileia.
 

Cappella palatina

Dalla sala del trono si accede alla piccola cappella del palazzo. Sulla parete di fondo è collocato l’altare, adornato dalla tela raffigurante la Madonna con il Bambino, del pittore veneziano Jacopo Palma il Giovane. Ai lati, sopra le porte che conducono in sacrestia, sono collocati due tondi con San Carlo Borromeo e Sant’Antonio da Padova, realizzati da Tiepolo e collaboratori negli anni Trenta del Settecento. Il soffitto è decorato da tre tele del pittore veneziano Nicolò Bambini e raffigurano, al centro La Vergine assunta con i santi Ermacora e Fortunato, e ai lati Angeli e cherubini in volo.
 

Galleria degli ospiti

L’ambiente lungo e stretto, che aveva la funzione di accogliere gli ospiti del patriarca, fu affrescato da Tiepolo con l’aiuto dei suoi collaboratori, tra cui Girolamo Mengozzi, chiamato Colonna, specialista nella raffigurazione di elementi architettonici. Essi realizzarono una sontuosa e coinvolgente decorazione, dove le scene tratte dalle storie dei patriarchi della Bibbia – Ambramo, Isacco e Giacobbe – trovano posto tra cornici, colonne, statue e vasi dipinti. Al centro della parete destra si osserva l’episodio con Rachele che nasconde gli idoli, un vero e proprio ritratto della famiglia Tiepolo: si riconosce infatti, nella figura di Giacobbe, l’autoritratto del pittore, mentre la moglie Cecilia Guardi veste gli abiti di Rachele e il figlio Giandomenico quelli del piccolo Giuseppe, che ci osserva seduto ai piedi della madre.
 

Sala rossa

Questa sala ospitava anticamente il Tribunale ed è decorata sul soffitto da un grande affresco di Tiepolo, raffigurante l’episodio biblico del Giudizio di Salomone: esso celebra la buona giustizia del re ebreo, il quale con un’espediente poté riconsegnare un bambino conteso tra due donne alla legittima madre. L’artista sceglie di rappresentare la scena nel momento di massima tensione, coinvolgendo l’osservatore anche attraverso il punto di vista da sotto in su. Sempre di Tiepolo sono i quattro profeti affrescati agli angoli. Nello spazio tra questi si trovano stucchi attribuiti a Giovanni Maria Andreoli raffiguranti scene del Vecchio Testamento ispirate al tema della giustizia. Alle pareti si possono ammirare alcune pregevoli stampe francesi dedicate alle Storie di Alessandro Magno.
 

Sala gialla

Il soffitto della sala è rivestito da stucchi su fondo oro attribuiti alla bottega di Giovanni Maria Andreoli. Al centro sono rappresentate le Virtù teologali, Speranza e Carità ai lati, la Fede al centro, quest’ultima recante lo stemma della famiglia Delfino. Agli angoli, intervallate da piccole figure umane e di animali, si possono osservare le personificazioni della Pittura, della Scultura, della Musica e della Poesia. Dalla decorazione viene dunque l’invito e l’incoraggiamento a coltivare le arti e il sapere sotto la guida della Fede.
 

Sala azzurra

La Sala azzurra, anche detta Sala del Baldacchino, fu l’unico ambiente del piano nobile risparmiato dal rinnovamento settecentesco. Gli affreschi della volta si datano al XVI secolo e vengono tradizionalmente attribuiti a uno dei più noti collaboratori di Raffaello, Giovanni da Udine detto il Ricamatore, di cui nella stessa sala è esposto il gesso di un busto realizzato da Vincenzo Luccardi (1866). La decorazione è un vero e proprio ricamo con intrecci di motivi vegetali, animali, figure umane e mitologiche: una decorazione cioè “a grottesche”, così chiamata poiché si rifaceva alle pitture realizzate nelle “grotte” della Domus aurea, la residenza dell’imperatore romano Nerone. Sempre sulla volta, entro riquadri, sono dipinte scene della vita di Cristo, ampiamente ritoccate nell’Ottocento.
 

Biblioteca patriarcale

Costruita tra 1708 e 1711 per volere di Dionisio Delfino come prima biblioteca pubblica della città, essa custodisce oltre 10.000 volumi, tra cui incunaboli (primi testi a stampa), manoscritti, vari codici liturgici, alcune lettere di persone eminenti e altri importanti testi che attestano la varietà culturale del materiale qui conservato. La struttura è un trionfo del legno, materiale di cui sono fatte le scaffalature, arricchite da allegorie e cherubini. Essa delinea un racconto altamente simbolico e raffinato ideato dal Patriarca Delfino per la biblioteca. Degna di nota è la grande tela del soffitto che rappresenta il Trionfo della Sapienza divina, realizzata da Nicolò Bambini.
Negli stessi anni per il patriarca lavorò anche il pittore francese Luis Dorigny, cui si deve l’affresco raffigurante l’Eterno Padre sul cupolino della scala a chiocciola che collega la biblioteca con le stanze del piano inferiore.

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